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Sulla vecchia mulattiera che conduce alla chiesetta, è ancora presente, forte della sua serena grandezza, uno uno dei vecchi frantoi di S.Martino con i suoi enormi ulivi centenari. La raccolta delle olive era compiuta dopo i Santi, sia con le mani che con i teli, mentre la sbattitura migliore veniva effettuata dopo l'Epifania, con canne vecchie di un anno dette "moschetti".

La pasta delle olive veniva macinata per circa quarantacinque minuti; nove secchie di olive (circa 180 chili), venivano consegnate ai frantolai.
La prima pressatura era eseguita a mano dal torchiaio tramite un arnese chiamato "stanghetta": quello ottenuto era il primo olio, quello più puro e lucente; quando poi tutto era stato "stangato", veniva passato l'"arganetto", sostenuto dalle robuste spalle dei torchiai che lo facevano ruotare; le grandi bruscole (sacchi di canapa che contenevano la pasta di olive durante la pressatura) venivano successivamente lavate con acqua calda per facilitare la caduta dell'olio nel secchione, dal quale, venendo a galla, era raccolto mediante una specie di grosso mestolo.
Al torchiaio spettavano tre libbre d'olio (quasi un chilo), oltre alla sansa che, sottoposta ad una seconda e più delicata lavorazione, forniva un olio meno corposo, ma non meno saporito del primo.
Tutto il composto veniva poi messo in una vasca ed impastato per mezzo di un rastrello che girando separava la buccia dell'oliva, facendola venire a galla; dalle bucce raccolte e poste sotto pressa, si ricavava un olio più umile e modesto, utilizzato per le fritture.
Tutto era sfruttato, perfino la rimanenza di quest'olio era dato agli anziani che lo mettevano nelle lucerne durante la settimana Santa, illuminando a festa i crocicchi delle strade e ed i davanzali fioriti delle cascine; neanche l'acqua della seconda lavatura veniva sprecata, ma lasciata in una vasca particolare, detta "bozza", per circa un mese, trascorso il quale diveniva dura e pastosa, satura dei residui della sansa e dei noccioli, e quindi utilizzata come combustibile.
Il trasporto dell'olio avveniva in barili di castagno, oppure in saccocce di pelle di capra, adagiate sul dorso dei muli; quindi l'olio veniva messo a riposare nelle conche di marmo o in coppi di coccio.





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